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Gentile Assessore,

a seguito dell'incontro che abbiamo avuto il 12 novembre u.s., riteniamo utili alcune precisazioni.  Con l'auspicio che ci venga inviato l'avviso di ricevimento di questa e-mail, che voglia leggerla personalmente e che ci faccia delle proposte concrete.

  Sui 65 anni e sull'assunzione dei familiari, ci sembra che – almeno nei termini che sono stati detti – ci siamo trovati d'accordo.  Fatta salva la nostra richiesta di eliminare immediatamente il divieto di assumere il coniuge.  Infatti, contrariamente a quanto da Lei sostenuto nell’incontro sopra menzionato, tale divieto non esiste quando il coniuge-datore di lavoro è disabile grave, come alla url http://www.inps.it/portale/default.aspx?itemdir=6368 l’Inps prevede espressamente in ottemperanza al co. 3 dell’art. 1 del DPR 1403 del 1971, visibile alla url http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1971-12-31;1403~art1-com3.  Oltre al fatto che, ai sensi del co. 2 dello stesso art. 1, non si tratta comunque di lavoro domestico per tutta l’assistenza personale svolta al di fuori dell’abitazione del disabile.

  Sulla necessità di un consistente aumento dei fondi destinati al contributo per la vita indipendente, Lei ha accennato all’esistenza di altri 9 milioni di € destinati ai “gravissimi”.  Le ribadiamo che devono essere aumentati i fondi per la vita indipendente, e non dirottare persone che vorrebbero fare vita indipendente verso altri tipi di interventi.  Oltretutto, non ci risulta vi sia una legge nazionale o regionale che definisca in modo distinto la categoria dei “gravissimi” rispetto alle “persona con handicap in situazione di gravità” di cui all’art. 3 co. 3 della legge 104/1992.  Restiamo in attesa di specifici chiarimenti sul reale ammontare dell’aumento di risorse per la vita indipendente e sui motivi per cui sui 9 milioni destinati ai “gravissimi” non sia prevista la rendicontazione come da Lei affermato.  Le ricordiamo che non solo quanto attualmente viene erogato è insufficiente a coprire le reali necessità dei singoli fruitori, ma anche che molti disabili non hanno potuto nemmeno presentare la domanda per accedere al contributo.

  Sui fondi europei, ci pare vi siano numerosi e decisivi elementi per cui tali fondi devono essere utilizzati anche per la vita indipendente.  Perciò, auspichiamo Sue iniziative concrete in tal senso, anche perché il ruolo delle vere Agenzie per la Vita Indipendente è concretamente decisivo in tutte le realtà in cui la Vita Indipendente dei disabili è una cosa seria.

  Anche sull'autodichiarazione delle spese sostenute, ci aspettiamo Sue iniziative concrete, come Lei ci ha detto.

  Riteniamo tuttavia necessario sottolineare alcune precisazioni.

a cura di Raffaello Belli

 

Pubblicato con il contributo finanziario dell’Unione Europea e della Regione Toscana

Questa pubblicazione avviene nell’ambito del progetto "Modello per la costituzione di un'Agenzia per la vita indipendente".

Un particolare ringraziamento per le preziose osservazioni va al dott. Beniamino Deidda, Procuratore Capo della Repubblica presso il Tribunale di Prato.

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Versione aggiornata al 2005.

Luca Pampaloni (Associazione Vita Indipendente ONLUS )

Firenze, Palazzo Guadagni Strozzi Sacrati, 14 dicembre 2012

In un’epoca di semplificazioni burocratiche per le imprese e per la generalità dei cittadini (e, secondo l’articolo 3 della Costituzione, le persone con handicap grave dovrebbero essere fra le prime beneficiarie di queste semplificazioni), la domanda per il contributo per la vita indipendente è formulata in modo inutilmente pesante.
Come primo esempio di ciò, va menzionato il fatto che, oltre al già inutilmente complesso formulario, è stata inserita una ulteriore domanda di più pagine e richiedente informazioni quasi tutte inutili o già in possesso dei servizi sociali. Già di per sé, questa sarebbe una vessazione se fosse effettuata nei confronti di “normali” cittadini. Se si pensa che molte delle persone che compilano questa domanda hanno grossissime difficoltà a scrivere o addirittura possono scrivere solo con l’aiuto di altre persone, l’abuso effettuato con questa complicazione è davvero mostruoso, oltre che contro tutti i principi dell’ordinamento giuridico vigente.
In questa domanda, subito dopo il predicato “chiede”, è scritto: “di poter usufruire, sulla base del progetto allegato alla presente domanda e in base alla valutazione effettuata dalla UVM competente, del contributo previsto per la vita indipendente”. Questa formulazione è inaccettabile, perché le parole “e in base alla valutazione effettuata dalla UVM competente” prefigurano un consenso del disabile alla valutazione dell’UVM che evidentemente non può essere dato a priori. Infatti, va ricordato che l’ordinamento giuridico vigente prevede sempre la possibilità per ogni cittadino di esperire vari tipi di ricorso verso gli atti della pubblica amministrazione, dando per scontato che il cittadino non debba esprimere un consenso preventivo.
Per la firma di chi è impossibilitato a firmare, questa volta bisogna andare dal pubblico ufficiale. Questa è una inutile complicazione che, dal momento che chi è in queste condizioni necessita dell’aiuto dell’assistente personale per recarsi dal pubblico ufficiale, obbliga il disabile a spreco di tempo e di denaro.