Assistenza personale per fare sesso amore
Assistenza personale per fare solo sesso o l’amore
di Raffaello Belli
Indice
- Premesse
- Sesso di Stato
- Decidiamo noi
- La persona disabile
- L’assistente personale
- Privacy
- Assistente personale libera/o
- L’assistente personale non deve giudicare la persona disabile o la coppia
- Fra assistente personale e persona disabile conoscenza profonda
- Un proprio assistente personale anche per il sesso o l’amore
- L’assistente personale con una vita sessuale soddisfacente
- L’esperienza
- L’orientamento sessuale
- Importanza di questo lavoro
- Per assistente personale lavoro difficilissimo
- Quando l’assistente personale può andare via
- Prostituzione
Premesse
Per quanto riguarda la sessualità, e l’amore che la include, per le persone disabili ci sono molti aspetti di estrema importanza, come, fra l’altro, sta sviluppando molto bene ENIL (Enil Network on Independent Living, Rete Europea sulla Vita Indipendente).
In questo mio scritto affronto solo uno di tali aspetti, cioè l’assistenza personale, e soltanto per chi:
- ha esclusivamente difficoltà fisiche,
- ha piena capacità di intendere e di volere,
- è normalmente, o mediamente, consapevole del significato dell’attività sessuale, e dell’amore che la include
- non viene condizionato/a dai genitori o da altri familiari.
Sono però ben consapevole del fatto che, su questo argomento, molti altri aspetti sono di pari o maggiore importanza.
Come pure è pienamente condivisibile che la sessualità e l’amore sono diritti fondamentali1 e inviolabili e sono essenziali per l’eguaglianza fra le persone. Ovvero, se viene negata, o compressa, la possibilità concreta di vivere pienamente, e quindi liberamente, la propria sessualità e il proprio amore, il risultato è una gravissima discriminazione
E’ importante sottolineare che l’assistenza personale è un diritto fondamentale certamente per le esigenze di mera sopravvivenza e di riproduzione, ma anche per il piacere di vivere. Ovvero anche le persone disabili sono al mondo non solo per non morire, e tanto meno per soffrire. Invece anche le persone disabili hanno il diritto fondamentale, inviolabile, e quindi pure insindacabile, di godersi tutti i piaceri della vita, e di riprodursi, al pari delle altre persone.2
Per capire meglio, secondo me, il rilievo dell’argomento di questo mio scritto, va tenuta ben presente e chiarita l’importanza di avere un’assistenza personale adeguata per questo. Innanzitutto perché se, anche grazie ad un’assistenza personale adeguata, si riesce ad esprimere pienamente se stesse/i, la “mera” esperienza sessuale in sé può essere immensamente più bella, più appagante, più esaltante, e non è un dettaglio. Inoltre, quanto più vi è questa immensità, tanto più è probabile che nasca una storia d’amore eventualmente inesistente prima. Oppure tale immensità può rafforzare un rapporto d’amore esistente. Ambedue possibili conseguenze tutt’altro che secondarie. A scanso di equivoci, va precisato subito che, in questo scritto, quando viene usata la parola “sesso”, la si intende nel suo unico e variegato significato di sesso occasionale, mercenario, di coppia, etero, omo ecc. Quando si usa la parola “amore”, la si intende nel suo significato di amore di coppia, nel quale il sesso (etero, omo ecc.) è incluso nel volersi bene.
Si precisa che, per praticità, in questo testo, quasi sempre, si usa la dizione “assistente personale”. Ma con questo non si sottintende assolutamente che la coppia debba sempre avvalersi della/o stessa/o assistente personale.
Chi conosce già il tema dell’assistenza personale per la vita indipendente dirà: è già difficilissimo trovare assistenti personali per sopravvivere fisicamente, figuriamoci poi per trovarli per questa attività, che, tra l’altro, si vedrà meglio più avanti, richiede maggiori qualità da parte dell’assistente personale. Innanzitutto la vera “condanna” del dover vivere da disabile non sono le nostre incapacità, ma il dover lottare continuamente contro una società formata anche da troppe persone incapaci di rispettare gli altri. Quindi, per poter andare avanti, per poter riuscire a vincere, è fondamentale essere capaci di sognare. Appunto, in questo caso, sognare la disponibilità di assistenti personali idonei ad aiutarci a essere noi stessi nel sesso e nell’amore.
Sesso di Stato
Siccome, purtroppo spesso, per chi ha gravi disabilità, può essere più difficile poter avere degli incontri sessuali, o una relazione di amore, in alcuni Paesi del nord Europa avevano, almeno in passato, dei servizi sessuali. Però non so nient’altro in proposito e non so se questi servizi esistano ancora.
Per quanto mi risulta l’unica iniziativa in Italia in materia è il progetto di legge n. 14323 presentato dal PD alla Camera dei deputati nel 2023 e ancora fermo in Commissione. Secondo me, questo progetto di legge contiene troppe cose inaccettabili, e non entro in molti dettagli.
Come accade troppo spesso, si inizia con qualche sacrosanta affermazione di principio priva di utili conseguenze concrete.
Poi, nella relazione introduttiva, fra molto altro, si legge: “Molte persone in condizione di disabilità non possono autonomamente intrattenere relazioni interpersonali complete sotto il profilo psicoaffettivo, emotivo e sessuale poiché impedite da una condizione di ridotta autosufficienza a livello di mobilità e motilità”. Il che è semplicemente falso, e quindi va nella direzione opposta a quella necessaria.
E ancora: "la figura professionale... [per] aiutare le persone con disabilità fisico-motoria o psichico-cognitiva a vivere un’esperienza erotica, sensuale o sessuale e a indirizzare al meglio le proprie energie interne spesso scaricate in modo disfunzionale in sentimenti di rabbia e aggressività." Anche qui, secondo me, fra molto altro, la disabilità fisico-motoria non c’entra proprio niente con la capacità di Amare e di Godere del sesso.
Se ho capito bene, in tale progetto di legge, ci si limiterebbe a prevedere persone professionali con l’abilitazione, dopo aver seguito un corso in proposito, anche a masturbare chi ha delle disabilità. Per rimanere un attimo in tale ristrettezza, si osserva che, uno dei tanti limiti di questo progetto di legge, anche emblematico della partitocrazia, è che, pure in questo argomento, sarebbero altre persone (quelle che rilasciano tale abilitazione professionale) a decidere per chi è costretto a vivere da disabile. In altre parole sarebbero persone non disabili a decidere se, quanto e come masturbare le persone disabili.
E’ stato giustamente detto4 che oggi si deve trattare di “i nclusive love” ovvero di “amore inclusivo” poiché la Convenzione dell’Onu sui disabili prescrive l’”inclusione” dei disabili. Viceversa la proposta di legge, di cui sopra, cavalca la separazione dei disabili.
Non discriminare
In generale farsi masturbare, a ben maggior ragione da un/a professionista, è comunque meno appagante di un incontro sessuale completo, anche se occasionale. Ed è ancor molto meno appagante di un’autentica relazione d’amore.
Diventa allora ancora più importante osservare che, molto spesso, le minori opportunità che le persone disabili hanno di vivere il sesso o l’amore che lo include, non sono dovute alle loro difficoltà fisiche-psichiche-mentali-sensoriali, bensì sono dovute a come queste persone vengono trattate nelle società contemporanee.
Cioè a dire che, molto spesso, le minori opportunità sessuali/amorose sono dovute al fatto che le persone disabili hanno meno opportunità di relazioni sociali, e quindi hanno meno possibilità di conoscere le/gli altre/i, di farsi conoscere, di aprirsi alle/gli altre/i, di consentire alle altre persone di aprirsi a loro, e così via.
In primo luogo le persone disabili troppo spesso hanno meno opportunità di uscire di casa. Sia per inadeguatezza dei mezzi materiali per farlo, e anche per la presenza di troppe barriere. Inoltre, quando le difficoltà “disabilitanti” sono notevoli, avere soltanto pochissima
assistenza personale è un altro enorme ostacolo alla possibilità di uscire di casa e di avere rapporti sociali in condizioni di parità con le altre persone. Salvo precisare che, soltanto se è veramente idonea, l’assistenza personale è utile per avere adeguate relazioni sociali. Per di più le maggiori difficoltà, che le persone disabili hanno per un inserimento lavorativo adeguato, sono un altro grosso problema che riduce la possibilità di relazioni sociali in
condizioni di parità con le altre persone.
E ancora è ampiamente dimostrato che, rispetto a chi è normodotato, le persone disabili in media hanno un reddito significativamente più basso e quindi vivono in condizioni di maggior povertà. Si tratta di un altro ostacolo al pieno sviluppo delle relazioni sociali e alla possibilità di farsi una famiglia. In proposito, fra molto altro, se non si è almeno benestanti, è molto costoso e complicato avere un’abitazione senza barriere per farsi una famiglia. Ed è ancor più complicato e costoso avere adeguata assistenza personale per gestire la propria vita senza pesare in maniera sproporzionata sul/la partner. E tutto questo rende molto più complicato, o pregiudica del tutto, il poter sviluppare in tutta la sua pienezza la propria vita sessuale e affettiva.
In altre parole, se, ad esempio, un/a bambino/a più o meno cd. normodotato/a ha la possibilità di frequentare tutta la scuola elementare in condizioni di concreta eguaglianza con le/gli altre/i e arriva ad un patrimonio di conoscenza nettamente inferiore alle/gli altre/i bambine/i, allora può darsi sia necessario un aiuto psicologico, di apprendimento ecc. Prendiamo invece, sempre ad esempio, un/a bambino/a che non riesce a camminare da sé e, per carenze nei servizi, viene accompagnato/a a scuola solo qualche giorno alla settimana. Se questa bambina/o non riesce a dare il massimo di sé a scuola è chiaro che non ha necessariamente bisogno di aiuti per l’apprendimento, psicologici ecc., ma ha necessità di essere accompagnata/o a scuola tutti i giorni. E’ lo stesso discorso di un camionista che guida tantissime ore senza riposare e poi prende qualche sostanza per continuare a guidare. E’ evidente che non ha bisogno di chimica, ma di riposo. Quindi alcune persone disabili possono avere necessità di assistenza psicologica ecc. per quanto riguarda il sesso e l’amore. Ma, prima di questo ci deve essere l’opportunità (accessibilità, ausili tecnici, assistenza personale) per vivere le proprie esperienze (anche formative) di vita come tutte le altre persone e come tutti gli animali non umani. Dunque la necessità di “assistenza sessuale” per le persone disabili è un fatto che deriva prima di tutto dalla discriminazione sociale, e non dalla natura. Questa dovrebbe essere la stella polare per far si che il “sesso di Stato” sia l’ultima opportunità a disposizione. E non certo la prima, o l’unica, come, fra l’altro, nella proposta di legge vista più sopra. Dunque, in Parlamento, per prima cosa garantiteci il diritto ad avere in concreto adeguati fondi per la nostra assistenza personale. Poi tratteremo di sesso di Stato.
Certamente non a caso, fra l’altro, la vita indipendente è il fulcro centrale della Convenzione dell’Onu sui cd. disabili. E in tale Convenzione la vita indipendente è un diritto per tutti i tipi di disabilità. Questo vuol dire che devo essere io, persona cd. disabile, in totale libertà, a scegliere chi, come e quando, ad esempio, mi aiuta a vestirmi, ad andare a letto, a mangiare, a uscire di casa ecc.
Di almeno pari importanza è il diritto di essere sempre io, persona disabile, a scegliere chi, come e quando mi masturba, sempre se desiderato o necessario, come ultima chance. Grazie alle nostre lotte, in alcuni testi giuridici si inizia a riconoscere il nostro diritto di noi persone disabili a scegliere i/le nostri/e assistenti personali al di fuori di ogni professionalità di Stato. E in Parlamento si è rimasti a tale professionalità per chi, eventualmente, ci dovrebbe masturbare.
Decidiamo noi
Stando all’articolo 12 della Convenzione dell’Onu sui disabili, tutti hanno la capacità giuridica, a prescindere dalle proprie difficoltà fisiche, psichiche, mentali, e sensoriali. E proprio a tale argomento, quest’anno 2026 ENIL ha deciso di dedicare il 5 maggio, ovvero la Giornata Europea sulla Vita indipendente, sta svolgendo vari incontri e ha previsto un ampio spazio nella Freedom Drive della fine di settembre.
A seguito del citato articolo di detta Convenzione in Italia non dovrebbe più esserci l’istituto giuridico dell’interdizione. Per questo, e per altri motivi, è anche giuridicamente inammissibile che, se va bene, nel cd. “progetto di vita”, le cd. autorità decidano, insieme a noi, della nostra vita da disabili. Ovvero, anche in base a tale punto della Convenzione dell’Onu, la parola sulla nostra vita spetta, sempre e comunque, soltanto a noi persone disabili. In parte, e solo per alcuni aspetti, l’Italia si è avvicinata a questo con l’amministratore di sostegno. Ma, oltre ai notevoli limiti di questo “sostegno”, rimane comunque l’inammissibile macigno dell’interdizione.
Ossia, e a maggior ragione in tema di sesso e di amore, al pari di ogni altra persona, deve essere sempre e soltanto la singola persona disabile a decidere. Casomai, e soltanto quando ci sono delle rilevanti difficoltà, la singola persona viene aiutata a capire come muoversi. Molto interessante, ad esempio, è un progetto in Norvegia laddove, in queste situazioni, per ogni persona con tali difficoltà, viene formato un piccolo gruppo di persone di sua fiducia, che l’aiutano a decidere, ma rispetto alle quali la persona disabile è sempre il/la direttore/ice.
E’ stato giustamente osservato che l’aiuto necessario per la propria sessualità (e l’amore, aggiungo io) è diverso da persona a persona (anche disabile). Queste differenze vanno rispettate pienamente, e quindi, anche sotto questo punto di vista, l’assistenza personale deve essere diversa per ogni persona disabile5.
La persona disabile
Essere più se stessi nel sesso e in amore
Nella prima metà degli anni ‘80 del secolo scorso, in una delle pubblicazioni, che acquistavo dagli Stati Uniti in tema di vita indipendente, lessi anche della necessità dell’assistenza personale per essere aiutati per gli atti sessuali. A quei tempi ero ancora molto ignorante in tema di vita indipendente, però mi resi subito conto della fondamentale importanza dell’argomento.
Il fatto è che, in caso di gravi disabilità, se si viene aiutati da un o un'assistente personale, ovviamente in maniera appropriata, anche nel sesso e nell’amore, come, e perfino più che, per altre attività quotidiane, si può essere immensamente più liberi e più se stessi. Se due partner vogliono fare sesso, o ancor più l’amore, e uno di loro, o ambedue, hanno delle rilevanti difficoltà fisiche, possono trovarsi di fronte alla scelta tra dover fare delle rinunce, anche importanti, oppure farsi aiutare da una/o o più assistente/i personale/i. Da parte della coppia, si tratta di una scelta assolutamente libera e insindacabile, nel se, nel come, nel quando e nel quanto. Quindi l’assistente personale aiuta la persona disabile, o la coppia, per i propri rapporti sessuali e di amore, soltanto su richiesta della persona stessa, o della coppia, e nei modi e nei tempi da lei, o da loro, indicati.
Tutto questo può realizzarsi in concreto soltanto se si ha l’assistente personale giusta/o. Ciò è possibile solo a condizione che l’/gli assistente/i personale/i sia/no di libera scelta del/la partner cd. disabile e della coppia.
E’ difficile farsi aiutare?
A prima vista, farsi aiutare da un o un'assistente personale per il sesso e per l’amore che lo include può essere una decisione non facile da prendere per la persona disabile e per la coppia. Insomma, ed è comprensibilissimo, può non essere semplice fare l’amore, ovvero esprimere e vivere le cose più profonde di sé, con l’aiuto di un’altra persona, e quindi anche mentre questa persona ti guarda.
La molla, che può rendere capaci di superare questo ostacolo con naturalezza, è in realtà ascoltare profondamente se stessi. Ascoltare veramente quanto in noi stessi è importante fare sesso e fare l’amore. Ascoltare il fatto che il sesso e l’amore sono bisogni primari della vita. E, se si ascolta veramente questo, se si riesce a liberarsi di tanti condizionamenti e sentire profondamente l’importanza di vivere pienamente la propria vita, allora la presenza dell’assistente personale (che lavora correttamente) diventa insignificante.
Cioè a dire che la presenza dell’assistente personale, di per sé, non è una prigionia fisica, bensì può essere una prigionia mentale, che può esserci, comprensibilmente, nella persona disabile, nella coppia e/o nell’assistente personale. Per superare questa prigionia è, o può essere, molto importante parlarne all’interno della coppia, con l’assistente personale, con chi ha avuto esperienze positive su questo, con persone mentalmente aperte: pure il semplice parlarne molto spesso aiuta a capire.
Il fatto è che questa prigionia mentale sparisce se la coppia non pensa per niente alla presenza dell’assistente. Ovvero, purtroppo e per fortuna, l’assistente personale c’è in maniera molto rilevante, ma, al tempo stesso, la coppia si deve comportare come se non ci fosse. In parole comuni: è indispensabile che la coppia se ne freghi della presenza dell’assistente personale e di quello che può pensare e/o provare. Non si tratta di una mancanza di rispetto verso l’assistente personale, bensì, al contrario, del massimo rispetto per il ruolo che sta svolgendo. Insomma può essere indispensabile anche la massimissima presenza dell’assistente personale, però, al tempo stesso, tutto ciò deve avvenire il più possibile come se l’assistente non ci fosse.
Il fatto è che l’assistente personale, se si comporta correttamente (e questo è il punto centrale, che vedremo), non impedisce alla coppia di esprimere e vivere tutte le proprie sensazioni e tutto il proprio piacere. Al contrario, consente di vivere molto più pienamente tutto ciò.
Tutto quello che si può vivere, e condividere, in un vero orgasmo occasionale, o in una occasione d’amore, è immensamente più importante della presenza dell’assistente personale. Da un altro punto di vista si può dire che l’assistente vede, può immaginare, ma non ti può rubare niente di quello che condividi in quei momenti con la persona che ami, o con cui c’è voglia “semplicemente” di fare sesso. E ancora: quando hai un vero orgasmo occasionale, o con la persona che ami, in quei momenti vivi l’infinito, e la presenza/aiuto di un o un'assistente personale (che lavora correttamente) diventa insignificante. In maniera per certi versi molto ridotta, si può dire che è come quando una persona disabile deve farsi aiutare a fare il bidè e/o la doccia.
Certo, l’assistente ti vede nuda/o, ti tocca nelle tue parti più sensibili. Il fatto è che, se lo fa malamente, o non come vuoi te, ti può dare molto fastidio o fare male, e quindi ti umilia anche. Però, se l’assistente personale lavora correttamente, non ti umilia per niente, e allora il fatto che veda e tocchi è immensamente inferiore all’alternativa di rimanere senza lavarsi.
Più precisamente, volendo mettere i puntini sulle i: se l’assistente personale lavora correttamente, non c’è nessunissima situazione di inferiorità rispetto a chi fa certe cose da sé. Anzi, per certi versi, vi è anche una situazione di “superiorità” rispetto a chi fa da sé. Questo perché, in quei momenti, se lavora correttamente, l’assistente personale ti fa sentire che sei una persona importante perché ce la mette tutta per farti essere pienamente a tuo agio anche laddove sei più sensibile e vulnerabile.
Lo stesso discorso, sebbene in proporzioni ovviamente maggiori, vale nel farsi aiutare nel fare sesso o l’amore. Se l’assistente personale lavora correttamente (e, ribadisco, questo è il punto centrale) ti fa vivere il fatto che sei una persona importante come tutte perché e ce la mette tutta per far sì che tu stia immensamente bene come tutte le altre persone. In altre parole, come per tutte le altre attività della vita, anche sul sesso e l’amore farsi aiutare da un o un'assistente personale è un grande momento di eguaglianza e di non discriminazione.
Un problema centrale è che non ci deve essere nessuna vergogna, o senso del pudore, per le proprie personalissime peculiarità, per i propri desideri, per i propri piaceri, per i propri limiti che possono essere visibili o percepibili durante una relazione meramente sessuale o di amore completo di coppia.
Innanzitutto, se l’assistente svolge già questo lavoro, conosce una parte notevole delle peculiarità e dei limiti della persona disabile. Ma il fatto centrale è che tutti abbiamo delle peculiarità, degli infiniti e dei limiti, ed è sbagliatissimo vergognarsi. In primo luogo perché, senza peculiarità, senza infiniti, senza limiti e senza incapacità, non saremmo persone, e la vita non potrebbe andare avanti. E quindi, farsi aiutare da un/a assistente personale indispensabile per poter vivere pienamente e fino in fondo i propri desideri, i propri piaceri, i propri infiniti, i propri limiti, le proprie incapacità, in definitiva è affermare fino in fondo, e fino all’esplosione nell’orgasmo, il nostro essere persona al pari di tutte le altre. E la nostra capacità di amare è ampiamente superiore, fra l’altro a quella delle poche persone, che purtroppo stanno più o meno comandando e costringendo questo pianeta a liberarsi di noi. Nonostante quello che è stato scritto fin qui è comunque comprensibile che rimanga il sentirsi in imbarazzo a far conoscere certe, o tante parti, di sé a un o un'assistente personale. In realtà, superati i primi momenti, questo imbarazzo non sussiste più se l’assistente personale si comporta così correttamente, che, pur essendoci moltissimo, in realtà è quasi come se non ci fosse.
In definitiva dunque, è essenziale la scelta e la formazione idonee dell’assistente personale. Quindi, anche per il solo sesso e per quello incluso nell’amore, diventa essenziale la vita indipendente che, tra i punti fondamentali. ha proprio la qualità dell’assistenza personale.
Per iniziare
Per una coppia, nella quale ci sono delle difficoltà fisiche, psichiche, cognitive, sensoriali, può essere necessario che i due partner parlino fra di loro, anche in maniera approfondita di uno o più aspetti pratici del successivo incontro intimo. E’ una difficoltà in più, inesistente per una parte delle persone cd. normodotate. Ma è così.
All’assistente personale spiegare prima i dettagli
E’ essenziale che prima di tutto se ne parli in maniera approfondita all’interno della coppia, non ultimo per conoscersi meglio. Tuttavia, prima di farsi aiutare per l’attività sessuale e/o per l’amore, è opportuno e necessario che il disabile spieghi una serie di cose all’assistente personale prescelta/o. Fermo restando l’essenzialità di sottolineare che poi in concreto le cose potrebbero andare diversamente, sebbene questo potrebbe complicare la situazione.
E’ opportuno che la persona disabile spieghi bene prima all’assistente personale le posizioni che potrebbe assumere e discutere su come arrivare a tali posizioni. Può essere opportuno anche spiegare se queste posizioni debbono essere raggiunte con estrema decisione oppure no. E così va concordato prima con l’assistente come la persona disabile può comunicare all’assistente il più sinteticamente possibile quando e come vuol arrivare a quella posizione. E quando vuol cambiarla.
Parimenti può essere importante spiegare bene prima all’assistente per quali movimenti essere aiutati e come.
Può anche accadere che una certa posizione e/o un dato movimento, che il disabile desidera e/o ritiene possibile e/o ha già sperimentato, in quel momento siano impossibili. Anche su questo va concordato prima come deve comportarsi l’assistente personale affinché l’eventuale insuccesso risulti il più possibile insignificante. Deve essere la persona disabile a decidere se, come e quando accettare l’insuccesso e andare oltre. Fermo restando che è sempre piena responsabilità della persona disabile non aspettarsi dall’assistente personale aiuti impossibili.
Durante l’attività sessuale e/o d’amore può anche verificarsi il desiderio/necessità di fare movimenti e/o assumere posizioni legittimissimamente impreviste, delle quali la persona disabile non aveva parlato prima con chi l’aiuta. In queste situazioni è fondamentale che l’assistente personale non manifesti neanche l’ombra di un rifiuto o di un fastidio per il fatto che non le/gli era stato spiegato niente in anticipo e deve fare tutto il possibile affinché la persona disabile possa fare il movimento e/o raggiungere e mantenere la posizione desiderata in pienissima soddisfazione. Potrebbe anche accadere che questi movimenti e/o posizioni impreviste siano impossibili da raggiungere e/o da mantenere. In questo caso, ovviamente vale quanto appena scritto qui sopra.
La persona disabile non ha esperienza
Se non ha esperienza in materia, oppure è con un nuovo partner, possono essere minori i movimenti da fare e le posizioni da raggiungere, che la persona disabile può spiegare prima all’assistente personale. Il successo di queste situazioni è rimesso all’intelligenza e all’intuito dell’assistente personale e a quanto la persona disabile riesce a comunicare all’assistente.
Il tipo di aiuto necessario
L’aiuto che può esser necessario dipende dalle scelte insindacabili della coppia. Quindi quello che sto per scrivere può non valere per niente nelle situazioni specifiche. In primo luogo può essere fondamentale che l’assistente personale non abbia alcun limite di tempo a disposizione quando aiuta la coppia per questa attività, fermo restando che questo punto deve essere chiarito prima molto bene con l’assistente personale. Inoltre, a seconda delle difficoltà fisiche dei partner e delle loro scelte insindacabili, può essere opportuno che l’assistente stia in un’altra stanza ed entri solo quando viene chiamata/o. Oppure, stia nella stessa stanza e si giri verso la coppia soltanto quando viene chiesta l’assistenza. Oppure ancora può essere necessario che l’assistente segua attentamente il tutto.
Quando i partner hanno ambedue delle difficoltà fisiche, sempre a loro insindacabile scelta, può essere sufficiente un solo assistente personale oppure possono esserne necessari due. Qui, per il momento, uso il singolare.
Il punto chiave è che per la coppia può essere necessario un notevolissimo aiuto fisico da parte dell’assistente personale, e magari con estrema precisione, perché un minimo dettaglio sbagliato può rovinare tanto.
Al tempo stesso, è fondamentale che la coppia ogni volta debba poter utilizzare il minor numero possibile di parole, e magari anche con un filo di voce, o un piccolissimo gesto, per chiedere il necessario aiuto all’assistente. Questo perché ogni parola pronunciata in questo senso è un po’ di intimità in meno per la coppia. Dunque, sotto questo profilo, c’è più intimità nella coppia se l’assistente personale arriva a conoscerla così bene da poter intervenire al momento e nel modo giusto senza nessuna richiesta da parte della coppia. E, quando accade questo, è quasi come se la disabilità sparisse, il che non è un risultato di poco conto. Però, per arrivare a questo, l’assistente personale deve poter aver già seguito con molta attenzione altri incontri della coppia e ciò toglie intimità alla coppia per altro verso.
Dunque è scelta insindacabile della coppia tra farsi conoscere più a fondo e ricevere l’aiuto giusto senza quasi dover chiedere. Oppure farsi conoscere meno ma dover chiedere più dettagliatamente ogni volta la necessaria assistenza personale. E comunque la prima scelta è possibile soltanto quando si ha sempre lo/a stesso/a assistente personale e la persona disabile o la coppia hanno più incontri intimi.
Questo vale comunque, seppur con minore invasività, per tutta l’assistenza personale.
Coppia ambedue persone disabili
Fino a qui si è scritto di assistente personale al singolare.
Se ambedue i partner hanno notevoli difficoltà fisiche, potrebbe essere sufficiente l’aiuto di un solo assistente personale. Ma potrebbe essere necessario l’aiuto di due assistenti personali. In tal caso la questione potrebbe essere più complicata. Comunque, se uno o due assistenti, è una decisione insindacabile ed esclusiva della coppia.
UN SOLO ASSISTENTE PERSONALE
In ogni caso, sia con uno o due assistenti personali, è necessaria prima una certa conoscenza fra i due partner. Inoltre, in ambedue le situazioni, prima dell’incontro sessuale, incluso o no in un rapporto d’amore, è più che mai fondamentale parlare bene e approfonditamente con l’assistente personale.
Se fra i due partner c’è poca conoscenza, allora può essere opportuno che ogni partner incontri separatamente l’assistente personale. Se invece fra i due partner c’è un’intesa profonda, allora può essere meglio che incontrino insieme l’assistente personale. In ogni caso, durante questo incontro, è fondamentale la massima sincerità e apertura da parte dei due partner. Questo può non essere facile, però il fatto è che più si riesce a essere sinceri e aperti con l’assistente personale e più probabile è che si riesca ad avere l’assistenza personale ottimale. Ciò vale per tutte le attività dell’assistenza personale, ma soprattutto per questa.
DUE ASSISTENTI PERSONALI
Se i partner della coppia sono ambedue disabili, può essere necessario l’aiuto personalissimo di due assistenti. Per certi aspetti è una situazione che può essere più complessa che nell’eventualità di un solo assistente personale. Per altri aspetti può essere più semplice.
Per ricorrere all’aiuto di due assistenti, almeno secondo me, è più che mai necessaria una profonda conoscenza tra i due partner. Ovviamente, senza poter essere ricorsi prima all’assistenza personale per questa attività, è probabile che per due partner disabili non possa esserci a priori una profonda conoscenza intimissima. Però, all’interno della coppia, anche parlando tantissimo in maniera profonda, si può arrivare ad una conoscenza reciproca notevole.
Se non c’è conoscenza profondissima tra i due partner, oppure se si vuol lasciare qualche sorpresa all’altro partner, può essere indispensabile che ogni partner disabile abbia prima separatamente un colloquio profondissimo con il/la proprio/a assistente personale per spiegare prima tutte le proprie necessità, esigenze, piaceri. Ovviamente, come si è già visto, va tenuto ben presente che non è possibile spiegare proprio tutto prima all’assistente perché durante il rapporto possono venire desideri, necessità, esperienze nuove e impreviste. Quindi l’assistente personale deve avere un approccio aperto. Se invece i due partner della coppia si conoscono già profondamente, può essere opportuno che incontrino insieme i due assistenti personali. Ovviamente può essere un incontro molto più lungo, e magari meno semplice, che incontrarli separatamente. Però consente di affrontare l’argomento di come i due assistenti si devono coordinare in certi momenti, il che potrebbe non essere semplice in fase organizzativa. Ma è poi importantissimo durante l’incontro sessuale.
L’assistente personale
Quando si intervista un o un'assistente personale per farsi aiutare per altre attività personali della vita quotidiana, le/gli si può e si deve chiedere, o si deve cercare di capire, se e come è abituata/o a fare quelle cose per sé. Per esempio, se la/il candidata/o assistente personale si presenta al colloquio di lavoro sporca/o, e invece la persona disabile ci tiene alla propria igiene personale, è poco probabile che quel/la candidato/a vada bene. Parimenti, se ti rendi conto che è abitudine di quel/la candidato/a assistente personale di mangiare in maniera trasandata, mentre la persona disabile ci tiene a mangiare in maniera decente, può darsi che quel/la candidato/a non vada bene. E’ necessario approfondire la cosa.
Quando si cerca invece un o un'assistente personale per farsi aiutare per il sesso e/o l’amore, non le/gli si può chiedere della propria vita sessuale. Può essere dunque più che mai necessario cercare di intuire l’indispensabile dall’atteggiamento generale di quella persona in questa materia.
Privacy
Ovviamente, e più che mai per questo tipo di lavoro, l’assistente personale è tenuto alla totale privacy. In realtà, a voler essere precisi, non è corretto dire “più che mai” perché in ogni caso l’assistente personale è tenuto/a alla totale privacy per quanto riguarda il proprio lavoro.
Assistente personale libera/o
In primo luogo, da parte dell’assistente personale eventualmente scelta/o, ci deve essere una grande capacità di mettere totalmente a proprio agio la persona disabile e la coppia. Di sicuro senza mai avere atteggiamenti o comportamenti di fatto comunque scoraggianti. Più esattamente è indispensabile che l’assistente personale mostri entusiasmo e agisca di conseguenza. Decisivi in tal senso sono anche le espressioni del viso, il tono della voce, il modo di respirare, i movimenti dell’assistente, il modo di toccare la persona disabile. L’assistente personale deve essere con la mente assolutamente e totalmente aperta. Non ci deve essere nessun limite (salvo quello della legalità) nel tipo di aiuto che viene chiesto dalla persona disabile o dalla coppia, se non i due soli limiti delle capacità fisiche e dell’igiene dell’assistente. Cioè, questo lavoro può essere svolto adeguatamente soltanto se l’assistente personale è profondamente convinta/o nell’anima che nel sesso, e tanto più nell’amore che lo include, nulla di ciò che è gradito alla coppia è vietato o inammissibile.
L’assistente personale non deve giudicare la persona disabile o la coppia
Sempre nel senso dell’apertura, l’assistente deve ovviamente astenersi da ogni giudizio su quello che vede e che le/gli viene chiesto di fare.
Tanto per stare con i piedi per terra: può anche accadere inevitabilmente che, dentro di sé, l’assistente si faccia anche delle opinioni. Deve però tener ben presente che questo è molto pesante e distruttivo per la coppia. Perciò l’assistente personale deve fare la massimissima attenzione a dimenticare prima possibile tutto ciò, e comunque a non far trasparire in alcun modo il proprio giudizio o il proprio pensiero, né durante e neanche dopo.
E’ fondamentale sottolineare che l’aver visto la coppia nel proprio intimissimo non deve cambiare neanche di un pelo il modo in cui l’assistente personale continua a fare il proprio eventuale altro lavoro quotidiano con quella persona disabile o coppia. E questo pure perché, da parte dell’assistente personale, deve esserci la capacità di non manifestare, neanche con l’espressione del viso, con un sospiro, con un sorriso, e tanto meno con qualche battuta, alcunché su quello che ha visto/vissuto. Sia nel caso che tutto sia andato idillicamente e sia in caso contrario. Questo è un punto fondamentale per far sì che la persona “disabile” possa essere non disabile grazie all’assistenza personale. In altre parole, se una persona cd. disabile viene aiutata con piena correttezza durante la propria esperienza sessuale, e successivamente c’è la massima indifferenza da parte dell’assistente personale, di fatto quella persona è quasi come se non fosse disabile. Viceversa, se la persona cd. disabile, che si è dovuta far aiutare per l’attività sessuale, deve successivamente assistere a uno o più commenti (in qualunque forma espressi) da parte dell’assistente personale, allora si che quella persona cd. disabile è veramente disabile.
Soprattutto nel proprio lavoro di aiutare una persona disabile nella propria vita intima, l’assistente personale non si deve mai fare un’opinione perché è insindacabile come la persona, disabile e non, vuol vivere la propria vita, tanto più intima.
E’ comunque comprensibile che si tratta di un lavoro diverso, e più coinvolgente di quello di un operatore/rice sanitario che, nello svolgere la propria professione, vede ogni giorno la nudità di molte persone. Perciò, se nonostante ogni sforzo, non riesce a non farsi un’opinione sull’intimità che ha visto e/o intuito, l’assistente personale deve impegnarsi al massimo per dimenticare tutto prima possibile. E comunque non deve manifestarla in alcun modo alla persona disabile.
E, dall’altro lato, la persona disabile se ne deve assolutamente fregare di quello che può pensare l’assistente. Questo è un punto assolutamente fondamentale, e non è mancanza di rispetto verso l’assistente, bensì vuol dire valorizzare al massimo il suo lavoro. Volendo mettere la questione in termini giuridici, si può anche dire che nell’articolo 2 della Costituzione è inteso che l’esercizio delle libertà fondamentali è insindacabile perché altrimenti non è libero. Questo deve valere prima di tutto per il sesso e l’amore che sono i massimi momenti di libertà.
E ancora nell’articolo 48 della Costituzione italiana c’è scritto che il voto è libero e segreto perché può essere libero soltanto se è segreto e può essere segreto soltanto se libero. Questo vale anche per il sesso e l’amore. Purtroppo, con alcune disabilità è necessario farsi aiutare sia nell’urna elettorale che nel sesso e nell’amore. Da un lato questo richiede una maggiore forza interiore e consapevolezza da parte della persona disabile. Dall’altra è molto indicativo di quanto è importante ed elevato il lavoro di assistente personale per la vita indipendente, e quindi anche per la sessualità e l’amore di chi ha gravi disabilità.
Fra assistente personale e persona disabile conoscenza profonda
Per poter avere assistenza personale idonea, e quindi ottimale, in queste situazioni, è indispensabile una grande affinità e/o empatia da parte dell’assistente nei confronti della persona disabile e della coppia. Per questo ci vuole una grande intelligenza e una grande sensibilità da parte dell’assistente personale. Laddove però è essenziale sottolineare che la sensibilità è parte dell’intelligenza, ovvero è indispensabile per poter capire in maniera compiuta tante cose. In altre parole, senza sensibilità, l’intelligenza è solo parziale. Però è anche vero che la sensibilità non è veramente tale se non è parte dell’intelligenza. Cioè a dire che, per quanto riguarda l’idoneità di un/a assistente personale, è fuorviante focalizzarsi solo sulla sensibilità.
Per sviluppare l’empatia, e quindi anche la sensibilità, dell’assistente personale verso la persona disabile, e verso la coppia, è necessario che la persona disabile entri in relazione con l’assistente personale in maniera più profonda che per farsi aiutare per le altre attività della vita. Da un lato è insomma necessario che la persona disabile capisca se l’assistente personale prescelta/o ha capacità e caratteristiche idonee per le proprie necessità intime. Dall’altro lato è necessario che, almeno per quanto prevedibile o ipotizzabile, queste necessità intime vengano conosciute prima dall’assistente personale prescelta/o:
- per stabilire l’eventuale inidoneità dell’assistente personale;
- perché, come è stato esaminato più sopra, in tal modo, durante l’incontro, di solo sesso o d’amore, può essere maggiore l’aiuto che la persona disabile e la coppia possono ricevere dall’assistente personale chiedendo il meno possibile;
- per consentire all’assistente personale di prepararsi mentalmente ed emotivamente al compito da svolgere.
L’instaurarsi di questa relazione di conoscenza preliminare consente quindi, sia alla persona disabile che all’assistente personale, anche di affrontare quell’incontro sessuale e/o di amore con più tranquillità.
Un proprio assistente personale anche per il sesso o l’amore
A seguito di quanto visto qui sopra, quando possibile e idoneo, potrebbe essere meglio se per questa attività la persona disabile viene aiutata da una persona che è già normalmente un/a proprio/a assistente personale. Questo perché c’è già una certa conoscenza, magari anche profonda, e quindi può essere più facile arrivare a quella conoscenza ancora maggiore indispensabile per questo tipo di assistenza personale. E ciò può essere ancora più facile se si tratta di un/a assistente personale che già aiuta quella persona disabile per l’igiene intima.
Non è però per niente scontato che l’assistente personale perfetto/a per altre attività della vita quotidiana vada automaticamente bene anche per essere aiutato/a per il solo sesso o per l‘amore che lo include. E’ necessario pensarci bene prima da ambo le parti. Inoltre sarebbe però un grave errore pensare che conoscersi già bene per la consueta assistenza personale quotidiana non richieda un ulteriore profondo dialogo prima di farsi aiutare per il sesso o l’amore.
Se anche per questa attività è possibile farsi aiutare da un/a assistente personale, che è già un/a proprio/a assistente, si hanno i vantaggi appena accennati. Lo “svantaggio” potrebbe essere che allora l’assistente personale viene a conoscere davvero proprio tutto della persona disabile e potrebbe essere una prigionia per la persona disabile. Però questo “svantaggio” è inesistente se l’assistente personale merita davvero tutta la fiducia possibile e immaginabile. Nella realtà concreta della vita questa può essere un’incognita rilevante.
L’assistente personale con una vita sessuale soddisfacente
Quando una persona disabile sceglie un o un'assistente personale, da cui farsi aiutare nella propria vita sessuale e/o d’amore, è molto importante che venga individuata/o una persona che abbia una vita sessuale soddisfacente. Ed è necessario fare molta attenzione a questo. Altrimenti possono verificarsi situazioni difficili da gestire e perfino pericolose. Per limitarsi ad un esempio dei più semplici: un o un'assistente personale, che non ha mai visto una persona dell’altro sesso nuda, soltanto se c’è la certezza che viva ciò in totale tranquillità, tale persona può essere scelta per questo tipo di assistenza.
L’esperienza
Farsi aiutare in questa materia da un o un'assistente personale ancora priva/o di qualsiasi esperienza sessuale completa, può essere più difficile per la persona disabile e per l’assistente. Questo perché potrebbe accadere che per l’assistente personale sia più difficile intuire al momento le necessità di movimento e di posizione che vengono richieste dalla persona disabile. Però non è necessariamente detto che sia così perché, in ogni caso, conta moltissimo l’intelligenza, ovviamente comprensiva della sensibilità, dell’assistente personale. Nel senso che, anche chi è “esperto” può non avere nessuna empatia/sensibilità. E quindi l’“esperienza” non serve a niente. Mentre una grande intelligenza/empatia possono compensare l’“inesperienza”.
Laddove, se una coppia, legittimissimamente, vuol fare soltanto sesso, può essere esaustiva l’”esperienza” di chi ce l’ha in materia. Se invece la coppia vuol fare l’amore inclusivo del sesso, allora, se l’assistente personale lo ha già fatto può essere più facile. Ribadendo che, anche in questi casi, non è detto che sia necessariamente così.
L’orientamento sessuale
Per essere aiutata/o in maniera adeguata per il sesso oppure per l’amore non è necessario che l’assistente personale abbia lo stesso orientamento sessuale della persona disabile. In ogni caso è però necessario che l’assistente viva la propria sessualità con serenità.
Se c’è lo stesso orientamento sessuale può darsi che l’assistente riesca ad intuire meglio i movimenti e le posizioni necessarie alla persona disabile, e quindi potrebbe darsi che questa persona abbia necessità di dare meno spiegazioni al proprio assistente. Ma non è detto che sia necessariamente così: molto può dipendere dall’intelligenza, dall’empatia, dalla sensibilità dell’assistente personale.
Importanza di questo lavoro
Da parte dell’assistente personale non ci deve essere nessunissimo senso del pudore o esitazioni del genere. Anzi l’assistente deve sentirsi profondamente felice e realizzata/o nel sentirsi scelta/o per questo. Deve sentirsi un po’ come se venisse invitata a pranzo da Dio (se esistesse e se fosse un’entità giusta).
L’articolo 527 del Codice Penale stabiliva che far l’amore in luogo pubblico costituiva il reato di “atti osceni in luogo pubblico”. Questo è stato depenalizzato ed è soggetto ad una sanzione amministrativa.
Va però osservato che, senza il sesso e senza l’amore, tutta la vita animale su questo pianeta si estinguerebbe. Secondo me sarebbe un fatto positivo molto importante se la vita umana si estinguesse, e di sicuro ci arriveremo molto vicini. Però mi sembra davvero inaccettabile che venga considerato osceno ciò che genera la vita animale, e quindi anche umana. Si badi bene: se nella normativa italiana si stabilisse che il sesso e l’amore sono sanzionati come atti privatissimi in luogo pubblico, in parte sarebbe condivisibile. Il fatto è che nella normativa ancora vigente il sesso è sanzionato come atto “osceno”, e questa sanzionabilità per me è oscena.
Per assistente personale lavoro difficilissimo
Di sicuro è o può essere, difficilissimo per l’assistente personale sapere quando e come intervenire per aiutare la persona disabile nell’attività sessuale. Tanto più nel momento in cui la coppia ha l’orgasmo.
Il fatto è che il pieno compimento dell’attività lavorativa dell’assistente è quando la persona disabile è pienamente felice e realizzata. Certamente il sesso e l’amore sono fondamentali anche. per le persone cd. disabili Quindi, l’eventuale necessità di un maggior impegno per l’assistente personale, va vissuta non come una fatica, ma come il coronamento del proprio lavoro.
Un punto chiave è che, mentre si fa sesso o lo si include nell’amore completo di coppia, si è molto più vulnerabili, e quindi l’assistente personale, eventualmente non idonea/o, può rovinare tutto, o moltissimo, può provocare molta sofferenza, grandissimo dolore, disagio, imbarazzo nella coppia.
In particolare, fra l’altro, l’assistente personale può ferire perché tira via, o trascura completamente, cose che invece richiedono la massima attenzione. Oppure non è delicato/a nell’aiutare la persona disabile per attività che richiedono la massima delicatezza. In particolare, durante una relazione, meramente sessuale o di amore completo di coppia, può essere particolarmente importante, fra l’altro, che l’assistente personale rispetti al 100% i tempi e i modi desiderati dalla coppia, non ritenga meno importante qualsiasi posizione, movimento o dettaglio “semplicemente” desiderato dalla coppia. E, se trascura o tralascia qualcosa, l’assistente personale rovina tutto. Se rovina qualcosa o tutto in quel rapporto di quella coppia, può darsi che quell’assistente personale sia la persona sbagliata e vada allontanata da quella coppia o in particolare da questa attività. Ma può anche darsi che quell’assistente personale non abbia avuto una sufficiente possibilità di conoscere prima le esigenze di quella persona disabile o di quella coppia.
Da parte dell’assistente personale contribuire e vedere certi apici di felicità fra due partner può essere esperienza molto forte. E tanto più forte può essere vederli nella persona a cui si fa quotidiana assistenza personale, e verso la quale si ha magari una buona considerazione e/o un po’ di affetto. Però anche questa attività fa parte del lavoro di assistente personale che dev’essere normalmente pronta/o ad eseguire.
Quando l’assistente personale può andare via
Durante l’incontro, o gli incontri, preliminari con l’assistente personale, per essere aiutati per il sesso o l’amore, può essere necessario chiarire molto bene anche il momento in cui può andarsene, ovvero finire il proprio lavoro. Innanzitutto perché può essere davvero fuori luogo che questo tipo di assistenza personale debba finire ad un orario prestabilito. Inoltre può non essere facile, o scontato, capire quando la coppia non ha più necessità di questo tipo di assistenza personale. Può, ad esempio, essere stabilito che l’assistente personale va via quando le/gli viene detto espressamente dalla coppia, oppure ad un certo segnale, o quando si verifica una certa situazione.
Prostituzione
In ogni caso la sessualità è anche essenziale per il benessere psicofisico di ogni animale, e quindi anche degli umani. Il problema è ancor più importante se la persona disabile non riesce a masturbarsi da sé. Anche per questi motivi pure le persone disabili devono avere la stessa possibilità concreta delle persone normodotate di avere rapporti sessuali mercenari.
Perciò non c’è nulla di male, e merita il massimo rispetto, se una persona disabile, a sua insindacabile decisione, desidera un incontro sessuale mercenario.
Di conseguenza, se una persona disabile chiede di essere accompagnata e aiutata per avere un rapporto mercenario, l’assistente personale deve farlo con il massimo rispetto.
Fuori dalla propria abitazione
Se questo rapporto avviene fuori dalla propria abitazione, è responsabilità del disabile chiedere di essere accompagnato in un luogo il più possibile sicuro. Purtroppo, nel mondo attuale è difficile la sicurezza assoluta. Per cui l’assistente non deve fare obiezioni se la sicurezza del luogo non è assoluta. Se invece ritiene che ci sia una insicurezza significativa l’assistente deve farlo presente alla persona disabile, che resta comunque responsabile delle proprie scelte. Se l’insicurezza del luogo è significativa l’assistente personale può rifiutarsi in ogni caso di andarci.
A prima vista ci si può porre l’interrogativo di come comportarsi se a parere della persona disabile quel luogo non è pericoloso mentre a parere dell’assistente lo è. E’ importante che la risposta stia nel fatto che il rapporto di assistenza personale può funzionare bene soltanto se c’è una certa intesa tra le due parti, e quindi alla decisione sulla pericolosità del luogo ci si arrivi attraverso il dialogo tra persona disabile e assistente. In ogni caso, dato che un minimo di pericolosità al mondo d’oggi c’è comunque, durante il'incontro sessuale è comunque compito dell’assistente fare attenzione sulla situazione circostante ed eventualmente avvertire e aiutare la persona disabile in caso di sopraggiungere di pericoli immediati.
Violenza contro la persona disabile
Ma c’è un’altra questione fondamentale.
Sia che l’incontro sessuale si svolga all’esterno, in un contesto sicuro, e sia che si svolga nell’abitazione, o della persona disabile o dell’altra parte, immediatamente prima, durante o immediatamente dopo l'incontro sessuale può accadere che l’altra parte eserciti violenza o furti nei confronti della persona disabile. Ovviamente se la disabilità è tale che il disabile può essere totalmente autosufficiente su questo, allora non esistono ulteriori problemi specifici.
Ci possono essere situazioni, tutt’altro che rare, in cui la disabilità (di qualsiasi tipo) è tale per cui la persona disabile può non essere autosufficiente in caso di tentativi di furti o di violenza. Quando la persona disabile non è autosufficiente nel difendersi nel incontro sessuale con una persona estranea, sarebbe buona regola che l’assistente personale sia presente e osservi con molta attenzione il prima, il durante e il dopo del incontro sessuale. Anche qui vale prima di tutto la considerazione fatta per i rapporti non occasionali, ossia può essere un po’ più complicato, per non dire altro, fare sesso mentre l’assistente personale ti osserva. Però anche qui l’unica soluzione è che la persona disabile non ci pensi e se ne freghi della presenza dell’assistente personale e quest’ultima persona abbia ben chiaro che sta assistendo ad un’attività della vita talmente normale da essere primordiale. Il fatto da sottolineare è che, e soprattutto con certe disabilità, può essere pericoloso trovarsi da soli nel incontro sessuale con una persona estranea. Salvo aggiungere che questa possibile pericolosità non giustifica in nessun caso il “sesso di Stato”, neppure comunque mascherato.
Dall’altra parte per l’assistente personale può essere più difficile aiutare una persona disabile per un incontro sessuale mercenario piuttosto che per un rapporto non mercenario. Tuttavia la persona disabile ha il pienissimo diritto di voler vivere il proprio sesso come le è possibile e di trarne tutto il bene possibile. E quindi l’assistente personale deve farsene una ragione mostrandosi estremamente tranquilla/o, aperta/o e gentile con la persona disabile.
Ovviamente, e a maggior ragione situazioni di rapporto mercenario, l’assistente personale deve aiutare la persona disabile prima, durante e dopo l'incontro sessuale soltanto se, e nelle modalità in cui, questo viene chiesto dal/la disabile stesso/a.
Può darsi che sia sufficiente che la persona disabile spieghi da sé al/la partner mercenario/a se, come e quando aiutarla, e/o se, come e quando consentire l’intervento dell’assistente personale. E questa è la soluzione migliore perché così al/la partner mercenario/a risulta più chiaro che ha a che fare con un/a cliente capace di farsi valere. E quindi, se la persona disabile ha difficoltà di linguaggio, è fondamentale che tutto quanto dice venga ripetuto esattamente dall’assistente personale al/la partner mercenario/a. Altre volte può essere preferibile che l’assistente personale conosca talmente bene la persona disabile da spiegare lei/lui al/la partner mercenario/a se, come e quando deve aiutare la/il cliente disabile. Questo purtroppo perché capita spesso che le persone non disabili ascoltino di più l’assistente che la persona disabile.
In ogni caso, in un incontro sessuale mercenario/a, è più che mai fondamentale che venga risolta ogni difficoltà di comunicazione perché eventuali malintesi da parte del/la partner mercenario/a possono aver conseguenze negative proporzionalmente maggiori.
Una cosa molto importante potrebbe essere dover spiegare bene al/la partner mercenario/a che la persona disabile ha diritto al massimo rispetto come tutte le altre persone. Se riesce a farlo la stessa persona disabile è meglio.