Ricerca
documenti

Discriminazioni
PUBBLICATO DAJoomla legacy

Ospedale della Misericordia di Grosseto: discriminazione, “trattamenti inumani e degradanti” ai danni di un disabile grave

Firenze, 26 luglio 2024

A Eugenio Giani (ha avuto modo di conoscere la mia disabilità) Presidente della Regione Toscana eugenio.giani@regione.toscana.it

A Simone Bezzini

Assessore alla salute della Regione Toscana simone.bezzini@regione.toscana.it

A Serena Spinelli (ha avuto modo di conoscere la mia disabilità)

Assessora al sociale della Regione Toscana serena.spinelli@regione.toscana.it

Al Difensore Civico della Regione Toscana difensorecivico@consiglio.regione.toscana.it Al Direttore Sanitario dell’USL Toscana Sud-Est ausltoscanasudest@postacert.toscana.it

Al Direttore Sanitario dell’Ospedale della Misericordia di Grosseto dirsan.misericordia@uslsudest.toscana.it e p.c. All’avv. Andrea Pettini andreapettini@studiopettini.it

All’Associazione “Vita indipendente” della Toscana avitoscana@avitoscana.org

Oggetto: disabile grave, discriminazione, “trattamenti inumani e degradanti” e forse tortura e diffamazione all’Ospedale della Misericordia di Grosseto Sono un disabile grave e purtroppo per me il 12 luglio scorso è stato necessario ricoverarmi al Reparto di Pneumologia dell’Ospedale della Misericordia di Grosseto per una grave emergenza per la mia salute.

A me sembra che i fatti qui sotto esposti configurino, se non altro, “trattamenti inumani e degradanti” come previsti dalla Convenzione Europea sui Diritti dell’Uomo, discriminazione ai sensi della legge 67 del 2006, forse tortura e altri illeciti che non sono in grado di definire giuridicamente.

Permesso che:

  • Per quello che capisco io, e per quello che mi ha detto il mio medico di fiducia, il trattamento terapeutico specifico è stato impeccabile.
  • Il cibo era davvero con i fiocchi con molta attenzione alla salute e al benessere dei pazienti.
  • Il medico del reparto mi fece mettere in una stanza singola con una apposita poltrona

(inutilizzabile perché scassata) per l’eventualità che fossi riuscito a trovare una persona che potesse starmi vicino come è previsto dalla normativa vigente per i disabili ricoverati.

  • Alcune/i OSS sono state/i gentili.
  • È stata pienamente osservata la normativa vigente sul libero accesso, alternativamente, di 2 amiche/o venuta/o per starmi vicino e aiutarmi.

Per comprendere pienamente quanto scritto qui sotto si tenga ben presente che, al momento delle dimissioni, il medico mi ha detto molto chiaramente che al ricovero ero in condizioni gravi e loro erano molto preoccupati. Dunque ero un disabile grave in condizioni di salute gravi e non avevo nessuno in quella città che potesse starmi vicino. Nei fogli delle dimissioni è stato scritto che io sono stato “poco collaborativo”. Questo è un FALSO. Qui sotto vedremo che purtroppo non venivo rispettato e venivo maltrattato e quindi mi trovavo forzatamente nelle condizioni, contrarie alla mia volontà, di non poter collaborare. Ovvero, non si può evidenziare negativamente il fatto che non sono completamente imbecille e masochista al punto di collaborare con chi mi maltratta. Quando la dottoressa del Pronto Soccorso mi fece presente la necessità del mio ricovero immediato, le sottolineai che, per via della mia disabilità, purtroppo avrei avuto necessità di alcune attenzioni particolari, fra queste l’essere girato nel letto periodicamente. La dottoressa, con perfetta correttezza sia umana che professionale, mi dette ogni assicurazione.

1. Quando vennero a prendermi per portarmi nel reparto, era già stato girato un po' sul fianco sinistro, in una barella o come si chiama, che è comunque più dura di un letto.

Per via della disabilità mi stava iniziando a fare parecchio male sia la spalla sinistra che il fianco sinistro e, sempre per via della disabilità, non riuscivo a girarmi da me nella barella. Lo dissi a quelle due persone che erano venuti a prendermi chiedendo loro di girarmi, mi dissero di NO. Io continuavo a dir loro che mi faceva molto male spalla e fianco e che il dolore era tanto più forte perché c’erano le scosse del pavimento per andare in reparto. Loro continuavano a dirmi di NO perchè tanto, dicevano loro, era questione di un minuto. In realtà furono parecchi lunghi minuti. Per loro sarebbe stato semplicissimo mettermi supino. Il dolore per me aumentava e chiedevo loro con voce sempre più alta di aiutarmi, loro per un po' continuarono a dirmi di NO, poi si misero a parlare tra di loro a voce alte, in modo da coprire la mia richiesta di aiuto. Permesso che non conosco il Diritto Penale, ripensando a quello che ho sofferto in quei minuti, riflettendo sul fatto che è stato un dolore causato volontariamente da quelle persone su un disabile grave in gravi condizioni di salute e leggendo l’articolo 613-bis del Codice Penale, mi viene da chiedermi se sia stato commesso il reato di TORTURA.

2. A seguito del fatto che non ero stato in silenzio di fronte a tanto dolore, appena entrato nel reparto quei due, che mi portavano su, nel corridoio del reparto a voce alta hanno detto: “qui c’è un grande rompicoglioni, come farete a supportarlo”. Tanto che tutto il personale si è affacciato alle porte delle varie stanze per vedere.

3. Sebbene abbia una grave disabilità, avessi una grave polmonite estesa e febbre a 38° sono stato messo completamente nudo nell’angolo di una stanza. Avevo freddo. Ho chiesto più volte a quell’OSS di darmi almeno un lenzuolo. Lui, senza dirmi niente, se ne andato chiudendo la porta e lasciandomi a

tremare senza nemmeno un campanello.

4. Dopo un po' è arrivata una belva travestita da OSS. Appena entrata mi ha detto: “Io lavoro qui, te sei un paziente, devi obbedire e zitto”.

Alcuni considerazioni le lascio all’intelligenza e all’onestà di chi legge. Oltre a tali considerazioni che mi pare abbiano un significato inaudito, una questione fondamentale è che lei non sapeva assolutamente, e non poteva comunque saperlo perché non mi conosceva, come trattare in totale correttezza una persona spastica come me. Tant’è che ha fatto numerosi errori e sono stato costretto a mandarla due volte a fanculo perché mi metteva in grosse difficoltà e non mi voleva ascoltare. Preso dalla disperazione le ho fatto anche presente che una mia relazione era stata fra le più apprezzate a Toronto in Canada in un grosso Convegno internazionale di medici per le persone spastiche come me. Ma per lei ero un povero oggetto. Oltre che da un punto di vista umano, in primis da punto di vista professionale era suo preciso dovere ascoltarmi per aiutarmi quindi nel modo corretto. Per chi non mi conosce da tempo e a fondo, è impossibile aiutare adeguatamente una persona con la mia disabilità senza ascoltarmi con attenzione.

5. Poi quella stessa belva è andata nel corridoio del reparto a dire ad alta voce che io sono: “disonesto nel cuore” e io stavo male, disabile grave, ero solo, vulnerabilissimo ecc. Mi chiedo se si configuri il reato di diffamazione o altro

reato.

6. La prima notte era stata adottata per me una determinata soluzione sanitaria per un certo problema. Solo che questa soluzione mi provocava enorme e insopportabile sofferenza, probabilmente per via della mia spasticità. Una gentilissima infermiera (Elsira, mi pare) mi stette vicina tutta la notte per fare il possibile per non farmi soffrire. Mi spiegò anche due volte con molta gentilezza le regioni mediche per cui non andava bene la soluzione alternativa che io le indicavo. Vicino all’alba lei mi disse: “Vedo che sta soffrendo davvero tanto. Stai tranquillo, appena arrivano i medici, troviamo un’altra soluzione.” Dopo poco tornò e adottò la soluzione che io le avevo indicato e mi sentii immediatamente rinascere. Solo che questa nuova soluzione richiedeva qualche minuto di lavoro in più ogni 2-3 ore a due OSS. Ebbene queste due OSS mi hanno infamato tutto il pomeriggio e tutta la mattina dopo perchè avevo fatto adottare questa soluzione idonea per la mia disabilità, ma che per loro richiedeva un pochino di lavoro in più. Ho spiegato a loro che la soluzione da loro preferita, per via della mia disabilità, mi provocava una sofferenza insopportabile, e loro inventavano di sana pianta della motivazioni scientifiche impossibili per cui avrei subito conseguenze più negative. Sopratutto fù terribile per me essere cosi infamato perché i medici avevano adottato la soluzione da me indicata per evitarmi sofferenze insopportabili che potevano venire dalla mia

disabilità.

7. Doveva essere fatta una certa cosa sul mio corpo per cui una piccola svista poteva procurarmi un dolore acuto. È una piccola svista che non deve accadere soprattutto da parte dei professionisti (a casa mia ormai non accade quasi più), ma che può accadere proprio perché è piccola e basta un secondo per rimediare. Tanto che a casa, quando ormai molto raramente accade, in un secondo viene rimediato. Dissi a quelle due OSS del dolore acuto che stavo provando, invece di rimediare immediatamente, una di loro mi disse: “NO, sei un paziente e devi soffrire.” E mi ha lasciato lì, nella mia sofferenza creata da lei ed eliminabile in un attimo con due

dita.

Nel mondo attuale mi aspetto di tutto, ma francamente una frase del genere in un ospedale della Toscana nel 2024 non me lo aspettavo. È evidente che si tratta di tornare indietro di alcuni secoli. Capisco benissimo che può sembrare una frase incredibile. Ma è esattamente ciò che è stato detto. Ero nella “piena capacità di intendere e di volere” quando l’ho sentita bene e sono nella “piena capacità di intendere e di volere” ora che la sto riportando. Una frase del genere mi sembra pura barbarie. E, se “rispondo per le rime” non mi si può poi dire che sono solo parzialmente collaborativo.

8. Un giorno medico dette disposizione che venissi messo seduto sul letto con le

gambe fuori dal letto come gli avevo chiesto io perché era più comodo per me. Ebbene l’OSS volle per forza mettermi a sedere come voleva lei perché altrimenti diceva che sarei caduto e ci andava di mezzo lei.

In primo luogo per me era solo questione di un centimetro. Quel centimetro, fondamentale per me, non pregiudicava niente e migliorava la mia stabilità. Ma soprattutto una OSS, e tanto più che non mi conosce, non può assolutamente sapere a centimetro qual è la posizione più comoda e sicura per uno spastico come me. Non può saperlo con certezza nemmeno una fisioterapista che mi conosce benissimo, figuriamoci una OSS che non mi conosce.

Mi ha dunque messo in grave difficoltà, mi ha umiliato e ho dovuto arrangiarmi da me, con non poco sforzo, per mettermi in una posizione accettabile, mentre il medico aveva disposto che non dovevo assolutamente affaticare i polmoni. Osservo che erano due OSS, l’altra seguiva la prima, ma mi ero accorto che non era d’accordo. Dopo poco tornò da sola e mi chiese: “Come posso aiutarti?” E spiegai a quell’OSS qual era l’esatto consiglio tecnico che mi doveva essere dato, senza alcuna aggressività contro una persona gravemente malata, disabile e sola.

9. A 48 ore dalle dimissioni una cosa sul mio corpo non continuava a tornarmi. Per me era troppo complicato andare al pronto soccorso e non immaginavo fosse così grave. Un medico di Careggi, fuori servizio, è venuto a casa mia. Nella mia disperazione ha constatato un danno rilevante, secondo quel medico dovuto al fatto che all’Ospedale di Grosseto non mi è stato mai fatto (è vero) un tipo di igiene tanto più assolutamente indispensabile a seguito di un determinato trattamento che mi

era stato fatto.

Sto facendo un trattamento per vedere di recuperare. I medici hanno comunque già fissato un intervento chirurgico per fine settembre, intervento dal quale, pur perfettamente eseguito, per via delle mie difficoltà fisiche, conseguirebbero difficoltà sociali così devastanti da portarmi sicuramente a morte ampiamente precoce.

Ho 70 anni, e mi pare di aver vissuto una vita piena. Almeno finora, né in assoluto né tanto meno ad opera di altri esseri cd. umani, ho mai subito così tante umiliazioni e e così tanta sofferenza fisica come all’Ospedale “La Misericordia” di Grosseto. Se devo ritenere che in questo Paese ci sia ancora un minimo di legalità, dalla Regione Toscana mi aspetto provvedimenti adeguati per il pieno ristoro della mia dignità e parimenti per far sì che altre persone, magari più vulnerabili di me, non debbano subire quello che ho subito io.

Chiedo altresì, e affido contestualmente pieno mandato, al caro Avvocato Andrea Pettini di prendere ogni iniziativa idonea per il pieno ristoro della mia dignità e per la piena tutela del mio diritto di vivere la mia vita.

Va altresì osservato che, quando sono arrivati 2 miei meravigliosa/o amica/o dalla Padania (che hanno molto da insegnare a troppi poveri toscani), il comportamento dell’Ospedale nei miei confronti è significativamente migliorato, pur rimanendo al di sotto dell’accettabile (tanto che la mia amica la mattina si alzava alle 5 pur di essermi vicino di “garanzia” nelle attività mattutine). Il “miglioramento” è stato molto importante per me. Però tale “miglioramento” è al di fuori di ogni legalità cd. democratica. Questo perché, soprattutto in Ospedale, una persona malata grave, a maggior ragione se anche disabile grave, quanto più è sola e quanto più appare abbandonata e tanto più deve essere assistita con attenzione, gentilezza, rispetto e ossequio per la vita. E non l’incivile inverso, come ho dovuto subire all’Ospedale di Grosseto.

Più volte, come Movimento per la vita indipendente, abbiamo detto a voce all’Assessora Spinelli delle notizie particolarmente terribili che ci arrivano dai disabili della Maremma. Aggiungendo che, almeno per ora e almeno a me, non mi era mai capitato di subire quanto più sopra esposto, devo ipotizzare che evidentemente, in tema di disabilità, ci deve essere una particolare arretratezza nei cd. “servizi socio-sanitari” in Maremma. Si tratta di un grave problema che la Regione deve affrontare.

Raffaello Belli